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Nuova organizzazione del lavoro e Covid: i rischi secondari

Covid-19: quali rischi secondari derivano dalla nuova organizzazione del lavoro?

Misure di sicurezza e prevenzione da Covid-19 e rischi secondari

Con il termine “rischi secondari” si intendono i nuovi rischi, o l’aumento dei rischi preesistenti, derivanti dalla nuova organizzazione del lavoro. In particolare, dall’implementazione di misure per l'ottemperanza agli obblighi di riduzione e distanziamento del personale. Di seguito, qualche esempio non esaustivo di rischi secondari e le plausibili soluzioni.

Sicurezza sui luoghi di lavoro coronavirus

Mancata individuazione dell'infortunio

Le attività lavorative condotte singolarmente, invece che in compresenza, sono correlate a una più alta probabilità che un evento infortunistico non venga individuato tempestivamente. Quest’evenienza rende impossibile l'attuazione del soccorso. Una soluzione potrebbe essere quella di formare e nominare più addetti alle emergenze. In questo modo è possibile avere sempre un numero adeguato di persone, in qualsiasi momento dell’attività lavorativa, a prescindere da quale dei lavoratori sia presente in sede o stia lavorando in smartworking. Tuttavia, ciò non toglie che il lavoratore potrebbe ritrovarsi da solo a svolgere una mansione per la quale, in precedenza, era affiancato da un collega in prossimità a cui chiedere aiuto in caso di emergenza.

Lavoro in solitudine e percezione del pericolo

Il lavoro in solitudine implica una riduzione dell’azione di controllo derivante dalla ridotta presenza di personale. Questo aspetto non solo influisce sul risultato finale, ossia sulla riduzione di possibilità di individuare un evento infortunistico, ma anche sull’attitudine che il lavoratore ha nella percezione di un pericolo. La vigilanza, infatti, permette di mantenere alta l’attenzione, oltre che di intervenire in maniera più tempestiva nel caso di “errori” lavorativi che influirebbero sulla sicurezza del lavoratore.

Lavoro in solitudine e ricadute psicologiche

Il pericolo di lavoro in solitudine è un fattore importante, secondario, che deriva dal fatto che il lavoratore potrebbe trovarsi a operare senza alcun collega con cui confrontarsi. Lavorare in solitudine può implicare due possibili ricadute sulla salute: il rischio sull'incolumità fisica già analizzato in precedenza (derivante dalla mancata possibilità di venire soccorsi sia in caso di infortunio sul lavoro, sia in caso di malore o evento accidentale); le conseguenze psicologiche e sociali che possono avere delle ripercussioni sullo stato di benessere del lavoratore.

Smartworking criticità nell'utilizzo dei videoterminali

L’aumento delle attività che richiedono l'uso di un videoterminale alza la probabilità di disturbi muscoloscheletrici. Il prolungato e aumentato utilizzo VDT per attività di smartworking e riorganizzazione di altre attività (es. riunioni in remoto e non in presenza) ha, infatti, un'incidenza rilevante. È evidente come in questo periodo molti lavoratori si trovino a lavorare da casa o in modalità smartworking con attrezzature, ad esempio sedie e scrivanie, non pensate per un uso continuativo lavorativo. Questi sono, dunque, a maggior rischio di contrarre un disturbo muscoloscheletrico.

Lavoratori suscettibili adibiti a nuove mansioni

Per lavoratore "fragile" si intende il lavoratore affetto da patologia. Tale condizione aumenta la vulnerabilità nei confronti dell'infezione virale. Il datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente e il RSSP dovrà individuare quelle postazioni di lavoro/mansioni dove è assente o improbabile il superamento della distanza interpersonale e valutare l'assegnazione di DPI respiratori così da proteggere il lavoratore. È chiaro che un cambio di mansione potrebbe comportare stress nel lavoratore che si ritroverebbe a svolgere, nel giro di poco tempo, un ruolo diverso da quella che svolgeva fino a quel momento. Inoltre, una simile decisione richiederebbe probabilmente l’utilizzo di risorse e tempo per la formazione e addestramento del lavoratore alla nuova mansione.

Rischio chimico e misure di protezione Covid

Altro rischio, secondario ma non trascurabile, è l’aggiornamento della valutazione del rischio chimico. Infatti, in questi mesi di pandemia in cui pulizia e sanificazione sono attività che svolgiamo in misura decisamente maggiore, si è reso necessario un utilizzo maggiore di prodotti chimici da parte di personale non preparato né formato sulle modalità di utilizzo di questi prodotti. Purtroppo, però, il fatto che ci siamo tutti ormai abituati a utilizzare, anche in ambito domestico, prodotti a base di alcol, alcol puro, o soluzioni disinfettanti con ipoclorito di sodio, non significa che svolgiamo l’attività di sanificazione nel modo corretto. Infatti, questi articoli, quando impiegati in modo inadeguato, possono lasciare sulle superfici residui tossici. In questa direzione sarà opportuno integrare/aggiornare i documenti di valutazione dei rischi (DVR e DUVRI) esistenti.