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Garante privacy: indicazioni per le vaccinazioni sul luogo di lavoro

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato due documenti per fornire linee guida dettagliate sulle attività di trattamento dei dati nell'ambito delle campagne di vaccinazione sul posto di lavoro e sul ruolo del "medico competente".
Fin dalle prime settimane dell’emergenza, il Garante ha sottolineato la funzione di garanzia del medico competente nel trattamento dei dati dei lavoratori: il professionista deve trattare i dati in modo autonomo, nel rispetto della disciplina di protezione dei dati e dei principi che regolano l’attività diagnostica, delle regole di deontologia professionale, con particolare riguardo al segreto.
Le nuove linee guida confermano il principio generale: il datore di lavoro non è autorizzato a raccogliere alcuna informazione relativa alle vaccinazioni (compresa la volontà del dipendente di vaccinarsi o l’avvenuta, o meno, vaccinazione del dipendente), né direttamente dall'interessato, né indirettamente attraverso il medico competente o altri operatori sanitari.
In particolare, il Garante ha chiarito che:
  • il datore di lavoro non deve trattare le informazioni relative alle vaccinazioni, nemmeno se il dipendente ha prestato il proprio consenso (ai sensi dell'art. 6 GDPR);
  • il trattamento dei dati relativi alle vaccinazioni Covid-19, essendo dati relativi alla salute e quindi appartenenti a categorie speciali di dati personali, devono essere trattati solo da professionisti sanitari come il medico competente;
  • il datore di lavoro deve cooperare con il medico competente senza che tale cooperazione serva ad eludere il divieto di raccolta di dati relativi alla salute dei dipendenti in violazione della normativa giuslavoristica e privacy;
  • l'unica informazione che il datore di lavoro può raccogliere ai fini della promozione di una campagna vaccinale, è il numero di dipendenti che hanno aderito alla campagna vaccinale stessa;
  • il datore di lavoro non deve essere in grado di identificare i dipendenti che aderiscono alla campagna vaccinale, e deve implementare misure tecniche e organizzative idonee a ridurre il rischio di raccolta di dati non necessari e di diffusione di informazioni ad altri dipendenti;
  • anche se il periodo di tempo necessario per ricevere la vaccinazione durante l'orario di lavoro è considerato come orario di lavoro, il datore di lavoro non deve chiedere al dipendente alcuna conferma della vaccinazione e non deve esigere l'esibizione del certificato di avvenuta vaccinazione.